Aula Magna dell’Istituto Comprensivo “Leopoldo Montini” di Campobasso, l’iniziativa degli alunni delle III^ della Scuola Secondaria di 1° grado

“Duemila anni fa l’orgoglio più grande era poter dire civis Romanus sum. Oggi, nel mondo libero, l’orgoglio più grande è dire: Ich bin ein Berliner. Tutti gli uomini liberi, dovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino, e quindi, come uomo libero, sono orgoglioso delle parole Ich bin ein Berliner!”

Questa affermazione, pronunciata il 26 giugno 1963 da John F. Kennedy nel suo discorso a Berlino Ovest, in occasione della visita ufficiale alla città, è divenuta una delle più celebri icone sia della sua presidenza, che della denuncia di quell’offesa morale che fu rappresentata, per ben 28 anni, dal “Muro di Berlino”.

Per “Berliner Mauer” si intende il sistema di recinzioni (e fortificazioni) in calcestruzzo, lungo 156 km e alto 3,6 metri, che cingeva la parte occidentale della città di Berlino, eretto nel 1961 dal governo della Germania Orientale principalmente per impedire la fuga dei cittadini dell’Est verso la libertà.

L’ex capitale tedesca divenne con esso ancor più simbolo della divisione del Continente in due blocchi: i regimi comunisti ad Est ed i paesi democratici ad Ovest.

Il primo mattone del muro cadde il 6 giugno 1987, quando David Bowie (vissuto a lungo a Berlino) si esibì davanti alle macerie del Reichstag, l’ex parlamento nazista, poco lontano dal Muro stesso, permettendo ai cittadini dell’Est almeno di ascoltare il concerto.

Ad un certo punto il thin White Duke, in tedesco con voce forte e chiara, salutò “tutti i nostri amici che sono dall’altro lato del Muro”. Subito dopo, alle prime note della canzone”Heroes”, sia i giovani ad Ovest che quelli ad Est, iniziarono a gridare “Giù il muro!”

Cemento, reticolati, guardie non riuscirono a fermare la musica, né tantomeno le Idee.

Il nove novembre 1989 l’odioso emblema di divisione venne travolto da un irrefrenabile fiume umano in piena, ratificando la fine dell’Europa post bellica e concludendo il lungo periodo di scontri socio-economico-ideologici riassunti nella locuzione “Guerra Fredda”.

In Italia con la legge n° 61, del 15 aprile 2005, nel ricordo dell’abbattimento del Muro di Berlino “evento simbolo per la liberazione di Paesi oppressi e auspicio di democrazia per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo” è stato istituito il “Giorno della libertà”. Tale ricorrenza, come ogni anno, su invito del Miur, viene celebrata nelle scuole di ogni ordine e grado attraverso approfondimenti sui valori “della democrazia e della libertà, evidenziando obiettivamente gli effetti nefasti dei totalitarismi passati e presenti”.

Sabato 9 novembre, nell’aula Magna dell’Istituto Comprensivo “Leopoldo Montini” di Campobasso, gli alunni delle III della Scuola Secondaria di 1° grado, nel recepire le direttive del Ministero, hanno presentato delle attività da loro svolte rientranti tra quelle del Progetto “Scuola di Pace”.

Un simbolico tetro Muro, costituito da studenti in abiti neri, fermi gli uni accanto agli altri, è stato smontato da altrettanti ragazzi in vesti colorate, rappresentazione di Virtù quali Grazia; Gentilezza e Dolcezza. Questi ultimi, prendendo per mano i compagni, oltre a sgretolare amorevolmente la lugubre parete umana, hanno ammainato i cartelli su sui erano enunciati quelli che -a parere dei giovani- sono i pregiudizi dei nostri tempi, gli ostacoli perché si realizzi un mondo di serenità, uguaglianza, pace, libertà e amore.

Il rischio che il trascorrere del tempo cancelli nella memoria gli errori e le tragedie del passato, è sempre fin troppo elevato e le conseguenze dell’oblio della conoscenza sarebbero di sicuro nefaste.

Esperienze concrete ed attuali di vita, e lo studio della Storia, si sono, quindi, fusi in un virtuoso itinerario educativo, sia sotto il profilo scolastico che umano. Mediante il lavoro svolto dai ragazzi, magistralmente guidati dalla classe docente, oltre a proclamare con forza un messaggio di Libertà ed Uguaglianza, si è ulteriormente rimarcata la missione educativa della Scuola: fornire gli strumenti per imparare ad apprendere, in un percorso formativo che, partendo dai banchi, durerà per l’intera esistenza.

P.G.

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